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Cosa lega l’uranio impoverito, la Commissione europea e la finanza sostenibile? Non una ma ben due date: 20 marzo 2023 e 26 novembre 2025.

Quasi tre anni fa, il Ministero della Difesa britannico ha annunciato che avrebbe fornito munizioni all’uranio impoverito per i carri armati Challenger 2 all’Ucraina. Le munizioni sono poi effettivamente arrivate nell’aprile 2023. Gli Stati Uniti hanno seguito l’esempio il 6 settembre 2023, includendo proiettili M829A4 da 120mm in un pacchetto di aiuti da 175 milioni di dollari per i carri armati M1A1 Abrams.

Facciamo un salto temporale e arriviamo al 26 novembre scorso, quando il Parlamento Europeo ha approvato una proposta della Commissione che ha ridefinito radicalmente quali armi sono considerate inaccettabili per gli investimenti sostenibili. Il cambiamento ha sostituito il termine “armi controverse” con “armi vietate”, limitando l’ambito di applicazione a sole quattro categorie: mine antipersona, munizioni a grappolo, armi chimiche e armi biologiche. Le armi nucleari non sono incluse. L’uranio impoverito non è menzionato, e neanche il fosforo bianco. Quella che sembrava solo una nomenclatura aggiornata ha preso corpo il penultimo giorno dell’anno quando, nella disattenzione pressoché generale c’è stato un altro passo in avanti. Il 30 dicembre 2025, infatti, la Commissione Europea ha formalizzato il nuovo quadro in una Communication ufficiale (C/2025/4950), stabilendo che le regole europee sulla finanza sostenibile sono “compatibili con gli investimenti nel settore della difesa” e “non pongono limitazioni al finanziamento di alcun settore, incluso il settore della difesa”.

Ecco allora che quel cambio di definizione di novembre assume un significato tutto nuovo. Vediamo perché. Giusto per citare qualcosa che sta avvenendo in Europa, a casa nostra, sotto ai nostri occhi, le munizioni all’uranio impoverito, utilizzate in Ucraina, dove creano contaminazione ambientale permanente, possono essere finanziate da veicoli di investimento europei etichettati come “sostenibili”.

Il voto del 26 novembre non è stato un aggiustamento tecnico minore. Secondo i partiti progressisti del Parlamento Europeo, il cambiamento “limita l’ambito di applicazione dei tipi di armi esclusi a sole quattro categorie, nello specifico le mine antipersona, le munizioni a grappolo, le armi biologiche e le armi chimiche”. Prima di questo cambiamento, il quadro faceva riferimento alle “armi controverse”, un termine più ampio e ambiguo che poteva comprendere armi oggetto di dibattito etico anche se non vietate da trattati internazionali. Il nuovo termine “armi vietate” invece restringe la definizione alle armi esplicitamente vietate da convenzioni firmate dalla maggioranza degli Stati membri dell’UE. L’effetto pratico: armi tra cui armi nucleari, munizioni all’uranio impoverito, armi laser accecanti, frammenti non rilevabili, armi incendiarie come il fosforo bianco e sistemi d’arma autonomi letali (robot killer) non sono più considerate controverse ai fini degli investimenti sostenibili. Poi, la Communication della Commissione pubblicata il 30 dicembre 2025 nella Gazzetta Ufficiale fornisce linee guida ufficiali sull’applicazione del quadro europeo della finanza sostenibile all’industria della difesa. Il documento stabilisce diversi punti critici che rendono operativo il voto di novembre:

La difesa come “sostenibilità sociale”: La Commissione riconosce l’industria della difesa come “contributore cruciale alla resilienza e alla sicurezza dell’Unione, e quindi alla pace e alla sostenibilità sociale”. Cita l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 16 dell’ONU (Pace, giustizia e istituzioni solide) come giustificazione.

Confermato il limite delle quattro categorie: La Communication conferma esplicitamente che solo quattro categorie richiedono divulgazione secondo l’indicatore di Impatto Negativo Principale (PAI) 14: mine antipersona, munizioni a grappolo, armi chimiche e armi biologiche. L’assenza dell’uranio impoverito da questo elenco è deliberata.

Nessuna restrizione ai finanziamenti: “La Commissione ricorda che il quadro della finanza sostenibile è pienamente coerente con gli sforzi dell’UE per facilitare l’accesso dell’industria europea della difesa a finanziamenti e investimenti sufficienti. Non impone alcuna limitazione al finanziamento del settore della difesa”.

Nessuna esclusione basata sul fatturato: La Commissione scoraggia esplicitamente gli operatori dall’escludere le aziende della difesa sulla base di soglie di fatturato, sostenendo che ciò “penalizzerebbe particolarmente le PMI”.

Approccio caso per caso: La Communication incoraggia gli operatori finanziari a valutare gli investimenti nella difesa individualmente piuttosto che applicare esclusioni settoriali.

Questo quadro crea una struttura in cui la produzione di armi – incluse le munizioni all’uranio impoverito che contaminano per millenni – diventa compatibile con i criteri ESG purché le armi servano scopi “difensivi”. Secondo le indagini de il blog Alphaville del Financial Times, Il Fatto Quotidiano, Voxeurop e Avvenire, fondi europei commercializzati come “sostenibili” investono in produttori di armi e adesso possono includere coloro che producono e vendono proiettili ad uranio impoverito. Come ad esempio General Dynamics, produttore confermato delle munizioni all’uranio impoverito M829 inviate in Ucraina dagli Stati Uniti.

I cambiamenti normativi di novembre-dicembre 2025 formalizzano quella che era una pratica emergente. Miliardi in investimenti “verdi” possono ora ufficialmente finanziare la produzione di armi i cui impatti ambientali e sanitari contraddicono le definizioni convenzionali di sostenibilità, purché rientrino al di fuori delle quattro categorie vietate. La distinzione tra armi offensive e difensive che sta alla base della logica della Commissione è arbitraria e priva di significato ambientale: un proiettile all’uranio impoverito contamina indipendentemente da chi lo spara o perché. Le proprietà fisiche della munizione – l’emivita di 4,5 miliardi di anni dell’uranio-238, le polveri tossiche che crea, la contaminazione permanente del suolo che causa – rimangono identiche sia che venga sparata in attacco o in difesa.

Le evidenze scientifiche da Iraq e Balcani, le centinaia di cause civili vinte in Italia da soldati ammalati e dalle loro famiglie, e quindi le relative condanne per lo Stato italiano, mostrano correlazioni tra esposizione a DU (Depleted uranium, Uranio impoverito) e malformazioni congenite, tumori e danni al sistema immunitario. La contaminazione ambientale persiste attraverso le generazioni. Le polveri di DU prodotte quando le munizioni bruciano sono facilmente inalate e trattenute nei polmoni. Dai polmoni, i composti di uranio si depositano nei linfonodi, nelle ossa, nel cervello e negli organi riproduttivi. L’uso di uranio impoverito in Ucraina crea rischi immediati per i combattenti e passività ambientali a lungo termine. I terreni agricoli ucraini, tra i più fertili d’Europa, affrontano una potenziale contaminazione a lungo termine. La ricostruzione post-conflitto richiederà la bonifica delle aree contaminate – un processo tecnicamente complesso e costoso che, come dimostrato in Iraq, spesso rimane inadeguato.

Gli investitori retail – cittadini comuni che investono attraverso fondi pensione o fondi comuni – spesso non conoscono il contenuto effettivo dei portafogli. Il voto di novembre e la Communication di dicembre non affrontano questo deficit di trasparenza, al contrario, la Communication incoraggia gli operatori “a non trattare la difesa come un settore de facto non contributivo nella loro valutazione dei settori che danno un contributo positivo alla sostenibilità sociale”.

ESG è l’acronimo di Environmental, Social, and Governance – criteri utilizzati per valutare la sostenibilità degli investimenti. Nati per guidare i capitali verso aziende responsabili dal punto di vista ambientale, sociale e di governance, i fondi ESG si sono rapidamente trasformati in un mercato multimiliardario. L’idea di base era semplice: permettere agli investitori di allineare i propri risparmi ai propri valori, escludendo settori considerati dannosi (tabacco, combustibili fossili, armi) e premiando aziende virtuose.

Nell’Unione Europea, il framework della finanza sostenibile ha sempre permesso praticamente tutto in moderazione, lasciando i criteri esatti di inclusione al giudizio di gestori di fondi, fornitori di rating ESG e costruttori di indici. L’unica esclusione rigida riguardava le armi controverse, definite vagamente come quelle “riferite a trattati e convenzioni internazionali, principi delle Nazioni Unite e, ove applicabile, legislazione nazionale”. Per dirlo schematicamente: i fondi possono investire in produttori di armi mantenendo le etichette ESG; le armi vietate escludono solo quattro categorie specifiche; uranio impoverito, armi nucleari e armi convenzionali non sono considerate vietate; gli investitori hanno capacità limitata di identificare le partecipazioni nella difesa nei portafogli sostenibili; il quadro normativo scoraggia attivamente le esclusioni settoriali. Il quadro è completo.

La guerra in Ucraina ha guidato un boom nella produzione della difesa europea. Il voto di novembre e la Communication di dicembre non sono casuali – forniscono certezza normativa per questa espansione. Pubblicati come parte degli sforzi più ampi dell’UE per rafforzare il finanziamento dell’industria della difesa, accompagnano la Strategia Industriale Europea della Difesa e il Libro Bianco Congiunto per la Prontezza della Difesa Europea 2030. Insomma il dato di partenza è che l’UE ha bisogno di raccogliere 800 miliardi di euro in investimenti nella difesa in quattro anni: è questa la motivazione economica dietro il cambiamento normativo. Ed ecco cosa scrive nella Communication: “Escludere l’industria della difesa in quanto tale non sarebbe coerente con il quadro giuridico applicabile” e “le esclusioni generalizzate del settore della difesa basate sul fatturato non sarebbero coerenti con una logica caso per caso”. Ma stiamo parlando di miliardi di euro -e di dollari – non di finezze legislative.

Secondo i dati della banca d’investimento Jefferies, attualmente i fondi classificati come Article 8 (che promuovono caratteristiche ambientali o sociali) e Article 9 (che hanno l’investimento sostenibile come obiettivo) hanno un’esposizione quasi nulla alle aziende della difesa. Ma con le nuove regole, come nota il Financial Times, “tutti questi titoli sono ora idonei all’inclusione in qualsiasi fondo con mandato di investimento sostenibile”.